Il frontespizio della sua lettera a stampa presenta anch'essa un'incisione, invero un po' ingenua, che mostra la veduta della costa da Napoli fino a Capo Miseno ed Ischia (ovviamente compressa per motivi di spazio) durante l'eruzione: la forza della conflagrazione scaraventa in aria uomini, cani, e case intere in mezzo ad un viluppo di fiamme e pietrisco. In giornata il viceré Don Pedro di Toledo viene con tutta la sua corte, molti cavalieri e qualche filosofo ad osservare il fenomeno attestandosi però alla chiesetta di San Gennaro alla Solfatara sia perché il luogo è un punto di osservazione straordinario di tutti i Campi Flegrei, sia perché non era possibile avvicinarsi a Pozzuoli per la fitta caduta delle pietre eruttate. Per salire sul Monte Nuovo bisogna arrivare ad Arco Felice, frazione del comune di Pozzuoli. Intanto nei Campi Flegrei proseguiva il movimento ascensionale del bradisisma. Annibal Caro nelle Lettere Familiari accenna a, è singolare che il Marchesino riferisca al, forse Simone Porzio? Il Marchesino scrive la sua lettera-relazione. Sabato 5 ottobre (“sesto giorno”): continua la fase quiescente del vulcano che emette "poco fumo". e Flegrei database GOSSIP INGV OV. A seguito dell'opera di Pietro da Eboli, il De Balneis Puteolanis (o il De Balneis Terrae Laboris), scritta nel XIII secolo alla corte di Federico II di Svevia, gli Angioini incoraggiarono la popolazione all'uso delle sorgenti flegree a fini terapeutici. XLIV. Con l'eruzione vulcanica del 1538 la topografia del luogo cambia totalmente: viene cancellato completamente il villaggio di Tripergole con tutti i suoi edifici civili, religiosi e militari; scompare il Monticello del Pericolo; vengono totalmente distrutte o sepolte le antiche sorgenti termali di epoca romana che si trovavano presso il villaggio (da Pietro da Eboli chiamate: Balneum Ciceronis o Balneum Prati; Balneum Tripergula; Balneum Arcus; Balneum Raynerii; Balneum de Scrofa; Balneum de Sancta Lucia; Balneum de Cruce); distrutti per sempre anche i resti della villa di Cicerone chiamata Academia; scompare anche una grande sala termale romana, di forma circolare con sei finestre nella cupola, chiamata "Truglio"[13]; infine, il Lago Lucrino subisce un drastico ridimensionamento, riducendosi ad un decimo di quello che era stata la sua estensione in epoca romana, come appare ancora al giorno d'oggi. non è chiaro qui a quale monte si riferisca il Del Nero. Specifica tuttavia che domenica sera, dopo il tramonto, si udivano dei boati simili a tuoni, ma che non si capiva da dove essi provenissero; appreso che provenivano dalla zona di Pozzuoli, essi proseguirono per tutta la notte ed anche nei due giorni successivi, accompagnati da una pioggia di ceneri che coprirono ogni cosa come la neve a gennaio, a Pozzuoli con uno strato di cenere di, CNR - Progetto Finalizzato Geodinamica - F.Barberi e G.Luongo - Joint venture Agip-Enel. Il Covid-19 oltre a tosse, febbre, bronchite o polmonite ha tra i suoi sintomi di infezione anche particolari alterazioni della pelle. Marco Antonio Delli Falconi (nato a Nardò alla fine del XV sec. Cantò l'eruzione in un poemetto in versi latini che dedicò a papa Paolo III, intitolandolo H. Borgii. Octobris MDXXXVIII, nocte in tempesta exortum. I Puteolani, investiti dalla pioggia di cenere, fango e pietre, e dai tremori dei terremoti, fuggono verso Napoli. Neapoli, … MDXXXVIII. Esso si sviluppò dove più numerose si addensavano le fonti e gli impianti termali romani, proprio a seguito dell'afflusso dei numerosi malati. flegrei Terremoti anno 2021 (dal 28-12-20) 281 al 31/01/21 06/02/21 mensili. e l'orlo di tutto il cratere si attesta a circa 100 ms.l.m., la sella invece è a 84 m. Sul Lago Lucrino, presso una piccola collinetta di tufo (chiamata Monticello del Pericolo) su cui essi avevano edificato un castello, sorse ben presto un villaggio chiamato Tripergole. all'utilizzo dei cookie, nonché con rifermento alla dalle testimonianze di Marchesino e di Delli Falconi si ricava che durante le fasi più acute dell'eruzione i materiali piroclastici grossi raggiunsero le punte estreme del golfo di Pozzuoli - da un lato Nisida, e dall'altro Miseno - ricoprendo così una superficie marina di più di 30 km². Lungo il suo corso principale inizia il celebre Miglio D’oro, ricco di strepitose ville vesuviane del Settecento. Nei due giorni precedenti l'eruzione, le scosse telluriche tra grandi e piccole erano continue, sia di giorno che di notte, contandosene secondo alcuni più di venti nella sola data del 27 settembre 1538, secondo altri anche una decina ogni ora[2]. Poco dopo, nel 1341 il Boccaccio visitava la zona flegrea e notava che il mare agitato irrompeva nel lago d'Averno. La roverella è presente soprattutto sulle pendici occidentali, mentre all'interno della caldera nella sua parte più ombrosa ed umida (a sud) vi è una rigogliosa lecceta. Prescindendo dalle fasi ben risapute dell'eruzione, si riportano qui alcuni particolari e dettagli interessanti notati dai singoli autori, che arricchiscono notevolmente il quadro complessivo dell'evento. De agri puteolani conflagratione del 1610). Biblioteca personale presente sito web e che gestisce in totale autonomia, la A Lucrino l'eruzione cancella progressivamente il Monticello del Pericolo ed il villaggio di Tripergole postovi sopra, e colma l'insenatura marina su cui questi si affacciavano; parimenti distrugge e seppellisce la sorgente termale chiamata "Bagno di Cicerone" (ovvero "Bagno del Prato") ed i corrispondenti resti della villa di Cicerone detta "Cumanum" (o "Academia"). flegrei: sismicita' SOSTENUTA, STABILI ALTRI DATI. L'opuscolo di Delli Falconi mostra un disegno ad incisione con la veduta della costa dalla Solfatara fino al Capo Miseno, nel quale si riconoscono Pozzuoli con il ponte caligoliano, Baia con il Castello Aragonese ed uno dei suoi grandi edifici termali, inoltre il Monte Barbaro con in cima la chiesa ed il convento di Sant'Angelo, ed al centro dell'immagine il Monte Nuovo in piena conflagrazione. Ebbene, il Monte Nuovo avendo avuto sostanzialmente due eruzioni (quella dal 29 settembre al 3 ottobre; e quella finale del 6 ottobre) presenta in effetti due caldere: quella più ampia, tipica di un vulcano, in posizione centrale; e poi una seconda più piccola, meno appariscente, in posizione decentrata, riconoscibile a sud, simile ad un'ampia nicchia naturale lungo le pendici meridionali, in corrispondenza della quale l'orlo del cratere si presenta ribassato, simile ad una sella. Pertanto è impensabile sperare di poter ritrovare intorno al vulcano qualche resto della famosa villa di Cicerone chiamata "Cumanum" oppure i ruderi dello sfortunato villaggio medievale di Tripergole. [14], La caldera verso est con la cima più alta, La caldera verso ovest con il palmento presso gli alti pini. Martedì 1º ottobre (“secondo giorno”): il Monte Nuovo finisce di formarsi nel giro di 48 ore. Nel frattempo da Napoli viene organizzata una processione con il prezioso busto contenente la reliquia della testa di San Gennaro. Percorrendo il sentiero principale sull'orlo del cratere, a metà strada circa, presso degli alti pini, si incontrano i modesti ruderi di un piccolo palmento: attraverso una soglia si accede ad un semplice ambiente quadrangolare, con un banco in muratura (una cucina?) Il Parascandola - cui va il merito di aver ricostruito nel modo più preciso tutto lo svolgimento dell'eruzione del Monte Nuovo (vedi sotto: bibliografia) — qui probabilmente erra, poiché attribuisce il ritiro del mare di 370 m (attestato dai cronisti) alla linea di costa puteolana, mentre in realtà si riferisce alla conca naturale che attualmente accoglie il lago Lucrino, e che nel 1538, prima dell'eruzione, si presentava come una baia marina (vedi più sotto: nota 10). al Vesuvio Con Ma nuovamente tra le ore 15:00 e 16:00 un'improvvisa e violenta esplosione, benché l'ultima, miete ben 24 vittime fra gli incauti scalatori. Napoli, 1538. Si formò tra il 29 settembre e il 6 ottobre 1538 a seguito di un'eruzione che distrusse il villaggio medievale di Tripergole e mise in fuga la popolazione locale. Vulcani 2.0 insomma. normativa sul rispetto e tutela della privacy, il gestite Dopo il 1511 si ebbe una progressiva intensificazione dell'attività sismica; in modo particolare negli anni 1536-1537 i terremoti si avvertirono in tutta la provincia, Napoli compresa, affliggendo in modo particolare la città di Pozzuoli dove furono danneggiati seriamente numerosi edifici. Tra le numerose piante, sono state riconosciute: Il Monte Nuovo e monte Gauro visti dal castello aragonese di Baia, Monte Nuovo e lago d'Averno come si vedono dalla SS 7 via Domitiana, Monte Nuovo e Lucrino all'alba visti da punta Epitaffio, Global Volcanism Program - Eruptive History, Le testimonianze non sono del tutto coerenti nei dettagli: Delli Falconi ci dice che ". Domenica 29 settembre: intorno alle ore 8:00 di mattina fu notato che nella piccola vallata posta fra il Monte Barbaro, l'Averno ed il mare, la terra si era abbassata di circa 2 canne (corrispondenti a 4,23 m), dal quale avvallamento fuoriuscì un piccolo torrente sia di acqua fredda e limpida che di acqua tiepida e sulfurea (dunque l'eruzione intaccò sia la falda freatica che vene di acque termali). Dalla cima più alta del Monte Nuovo, per ritornare indietro si può ripercorrere all'inverso il sentiero principale per il quale si era venuti; oppure (se si calzano scarpe con una buona tenuta) si può discendere per il sentiero diretto, ripido ma non pericoloso, benché disseminato di sassi e talora scavato dalle acque meteoriche, che in pochi minuti porta allo slargo della sella del cratere. riscontrati in merito e rinvia l'utente/visitatore alla lettura delle Delli Falconi precisa che l'eruzione era localizzata fra il, Pietro Giacomo da Toledo, nel suo dialogo fra due personaggi, descrive il ritiro del mare il giorno precedente l'eruzione, dando la misura di circa, Francesco Del Nero nella sua relazione parte dal 28 settembre quando verso mezzogiorno ", Francesco Marchesino era a Napoli domenica (29 settembre) ed i giorni seguenti, e si recò sul posto solo venerdì. Francesco Del Nero scrisse invece una lettera a Niccolò Del Benino, intitolata Sul terremoto di Pozzuoli, dal quale ebbe origine la montagna nuova, nel 1538; questo manoscritto fu pubblicato dall'Archivio Storico Italiano nel 1846, Vol. Dapprima per il, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Monte_Nuovo&oldid=116230247, Montagne della città metropolitana di Napoli, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. vesuvio: PROSEGUE AUMENTO T CMT. Simone Porzio notò che durante l'eruzione cadeva presso il vulcano cenere secca, mentre ad una certa distanza la cenere era umida e fangosa. Essa è coperta parzialmente dalla pineta, mentre nella parte dove essa appare piuttosto brulla, tuttora si sprigionano delle fumarole. dedicato al rischio vulcanico connesso al Vesuvio, Flegrei ed Ischia, by Nel XV secolo Pozzuoli subiva disastrosissimi terremoti che la rasero praticamente al suolo: il primo del 1456 colpì tutto l'Appennino Campano; il secondo del 1488 ebbe invece carattere locale. Venerdì 4 ottobre (“quinto giorno”): il vulcano ritorna in uno stato di quiescenza ed emette solo "poco fumo". Intanto il bradisisma ascendente diventava visibile: gli abitanti di Pozzuoli litigavano fra di loro per chi si dovesse appropriare delle nuove terre che emergevano lungo la costa, tanto da causare nel 1501 e 1503 due editti regi di re Ferdinando II di Aragona ed Isabella di Castiglia (conservati presso l'archivio diocesano di Pozzuoli) che infine assegnavano al demanio della città di Pozzuoli le terre che emergevano sulla costa "dove si andava seccando il mare". Dallo slargo della sella è possibile intraprendere diverse direzioni: Veduta dal Monte Nuovo: Pozzuoli, Vesuvio, Posillipo, Nisida, Veduta dal Monte Nuovo: le strutture sommerse di Portus Julius, Veduta dal Monte Nuovo: Miseno, Bacoli, Baia, Lucrino, Veduta dal Monte Nuovo: il Lago di Lucrino. Per altri versi, il Monte Nuovo è un luogo privilegiato dove poter riconoscere le tipiche piante che caratterizzano la macchia mediterranea. Sul vulcano crescono piante tipiche della macchia mediterranea. Nel XVI secolo il Lucrino era ancora sommerso dal mare ed appariva come una insenatura marina che raggiungeva l'imboccatura del Lago d'Averno, sulla quale insenatura si affacciava il villaggio di Tripergole. Verso le ore 12:00 nello stesso avvallamento si andò formando invece un rigonfiamento del terreno, descritto dai cronisti dell'epoca che lo videro formarsi "come quando la pasta cresce"; continuando questo bozzo a crescere, vi si aprirono infine dei crepacci. Uno scavo sotto il palazzo comunale porta alla luce antiche tombe di epoca romana. privacy Altervista - Informativa Incendium ad Avernum lacum horribile pridie Cal. riservati © 2014-2020, Lista eventi registrati Tutti i diritti d'autore e di riproduzione sono Il Monte Nuovo, visto anche da lontano, si caratterizza principalmente per la pineta[15], che - piantata nel 1930 - lo ricopre in buona parte verso meridione. politica di privacy cookie Altervista - Regole Cerca nel più grande indice di testi integrali mai esistito. Essendo una delle decine di bocche eruttive della caldera vulcanica Campi Flegrei, ne condivide la classificazione geologica. Mentre il fondo piano della sua caldera si attesta a 13,3 m s.l.m., l'orlo del suo cratere invece è posto a diverse quote proprio per la sua storia eruttiva. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 24 ott 2020 alle 20:27. La dinamica dell'eruzione del Monte Nuovo e la successione degli eventi è abbastanza ben conosciuta grazie ad una serie di testimonianze di alcuni personaggi e cronisti dell'epoca che, per la loro curiosità ed interesse scientifico, furono testimoni in prima persona del fenomeno, recandosi essi stessi sui luoghi dai quali invece gli altri fuggivano, similmente a quanto era avvenuto quindici secoli prima con Plinio il Vecchio durante l'eruzione del Vesuvio nell'anno 79 d.C. Benché la cronologia indicata dai diversi autori non sia sempre di immediata comprensione[3] (la cadenza delle ore e della giornata non corrispondevano allora a quelle attuali[4]), tuttavia dal confronto delle varie testimonianze tanto la dinamica che la sequenza delle diverse fasi eruttive risulta coerente e può essere riassunta come segue. La sua testimonianza che è in forma di dialogo fra due personaggi di fantasia, Pellegrino e Suessano, è pubblicata in un rarissimo opuscolo intitolato Ragionamento del terremoto, del Nuovo Monte, dell'aprimento di terra in Pozzuolo nell'anno 1538 e della significazione di essi per Pietro Giacomo da Toledo, stampato in Napoli … 1539 …, opuscolo che fu offerto da sir William Hamilton al Museo Britannico. I danni provocati dall'eruzione del Monte Nuovo furono piuttosto circoscritti e non andarono oltre il raggio di circa 1 km; i materiali eruttati ricaddero soprattutto in loco: Pozzuoli fu sepolta da 30 cm di ceneri, Napoli da 2 cm (quanto bastò per insudiciare i bei palazzi nobiliari), mentre le ceneri più leggere, portate dai venti, riuscirono a raggiungere il Cilento, la Calabria e le Puglie. Si tratta di un piccolo vulcano di forma circolare alquanto regolare. Benché l'eruzione non abbia avuto grandi conseguenze oltre il suo modesto raggio di azione, in loco essa è stata altamente distruttiva. Essi sono: Antonio Sanfelice, Georg Agricola, Ferrante Loffredo, Scipione Mazzella, Giovanni Battista Della Porta (De aeris transmutationibus Lib. Dalla strada principale alberata dell'abitato si distacca un diverticolo carrozzabile che sale su fino all'ingresso dell'Oasi Naturalistica di Monte Nuovo. Da qui, attraverso la pineta, è possibile godere delle prime vedute panoramiche del Golfo di Pozzuoli in direzione di Baia, mentre pochi metri più avanti vi è un affaccio all'interno della caldera del cratere. Gli autori che hanno visto l'eruzione del Monte Nuovo sono: Simone Porzio, Marco Antonio Delli Falconi, Girolamo Borgia[6], Francesco Marchesino, Francesco Del Nero, Pietro Giacomo Toleto. Ercolano: cosa vedere - Ercolano è famosa nel mondo per gli scavi archeologici dell'antica città distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 e da Ercolano parte anche la strada che conduce al cratere del vulcano. questa misura, data da Antonio Parascandola, quasi certamente è eccessiva. Parcheggiata l'auto sullo slargo, si passa il cancello d'ingresso, subito a destra del quale vi è una scala in muratura che conduce al sentiero che porterà al cratere. Non parla del lago Lucrino, ma accenna al mare presso l'Averno, la qual cosa ci testimonia che il lago Lucrino a quell'epoca non era ancora visibile essendo ancora sommerso dal mare. Pietro Giacomo da Toledo (o anche Pietro Giacomo Toleto) fu un medico, probabilmente napoletano. regole di privacy. Traduzione italiana preceduta da una illustrazione critica. irregolarità/omissioni/abusi che dovessero essere Nell'XI secolo il movimento bradisismico si invertì da negativo in positivo: iniziava una progressiva emersione dell'area flegrea interessata dal fenomeno. Mercoledì 2 ottobre (“terzo giorno”): l'attività eruttiva si modera di molto e il monte diventa visibile quando fumo e ceneri cominciano a diradarsi. Succede a Castellammare, nel centro antico, durante i lavori di ristrutturazione del Comune. La differenza nelle due descrizioni si può spiegare con i differenti giorni di visita e i diversi momenti dell'attività vulcanica. Epistola di Simone Porzio al Viceré Don Pietro da Toledo. e da www.shinystat.com. Sulla cima più alta del cratere, infine, fra la vegetazione si riconoscono i resti in muratura di una costruzione circolare, seminterrata, costruita con blocchetti di tufo quadrati. Francesco Marchesino scrisse una lettera non si sa a chi indirizzata, intitolata Copia de una lettera di Napoli che contiene li stupendi et gran prodigij apparsi sopra à Pozzolo, datata 5 ottobre 1538, e pubblicata a Napoli nello stesso anno. Il Marchesino non solo assistette all'eruzione, ma salì persino sul monte. Data la sua posizione strategica, e data la tecnica muraria non dissimile da altre esistenti in cima al Capo Miseno, con ogni probabilità si tratta di una postazione destinata alla difesa antiaerea, approntata durante l'ultimo conflitto mondiale. Essa è attestata a Pozzuoli dal cosiddetto Serapeo dove le parti delle colonne sommerse dal mare ma non sepolte da detriti vennero attaccate dai litodomi fino ad un'altezza massima di 6,30 m. È chiaro che in quest'epoca il Lago di Lucrino non esisteva più, sommerso completamente dal mare che penetrava nel Lago d'Averno. Si trova nel comune di Pozzuoli presso il Lago Lucrino. Di chi sia stato Francesco Marchesino e di che cosa si occupasse nella sua vita, non è dato di sapere. posto a destra dell'ingresso, seguito da una nicchia rettangolare, quasi certamente un armadietto a muro, mentre nella parte bassa della parete stuccata di bianco figura murato un grosso versatoio cilindrico in pietra lavica; alle sue spalle (lungo l'attuale sentiero) vi sono i resti affiancati di due tini in muratura, simili a piccole cisterne, di cui uno rettangolare e l'altro circolare, dove venivano pigiate le uve, il cui mosto, defluendo attraverso il versatoio in pietra, veniva raccolto nel vicino ambiente quadrato. Informativa Difatti il Marchesino ci dice in inizio di lettera che ". Mentre la cima più alta del cratere, posta a ridosso della sella, raggiunge quota 133 m s.l.m. La sua testimonianza: Delli Falconi Marco Antonio, Dell'incendio di Pozzuoli nel MDXXXVIII. privacy servizi Shinystat - Infomativa privacy del sito, declina ogni responsabilità per eventuali del Garante sui cookie, Sito indipendente di gestione seguita in merito da www.altervista.org che ospita il